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Mio figlio ha smesso di dormire! Perchè?

I Più recenti studi epidemiologici indicano che i problemi del sonno infantile rappresentano una tra le più comuni difficoltà riferite dai genitori nei primi anni di vita e anche oltre. Le difficoltà nella fase dell’addormentamento e i risvegli notturni sono i problemi riportati con più frequenza nei paesi occidentali e riguardano un 20 – 30%  dei bambini da 1 a 3 anni e fino al 46 – 50% dei bambini in età prescolare. Questo dato ci fa capire come i problemi del sonno possano peggiorare con l’aumentare dell’età del bambino, a differenza di quanto si è soliti pensare. In effetti, la maggior parte dei bambini stabilizza il proprio ciclo sonno-veglia entro i primi 12 mesi di vita, ma allo stesso tempo si riscontra un progressivo aumento delle problematiche legate al sonno dal compimento dell’anno di vita fino ai 3 anni.

Perché questo accade? Lo sviluppo del bambino segue delle tappe precise e ogni periodo evolutivo ha delle specificità che devono essere tenute in considerazione per comprendere le motivazioni alla base di un repentino cambiamento nelle abitudini del sonno. Prima dei 12 mesi è necessario evitare qualsiasi diagnosi di problema del sonno infantile, proprio perché i ritmi sonno-veglia sono mutevoli e cambiano velocemente sulla base dello sviluppo fisico e mentale del bambino.

I problemi del sonno infantili sono molto diversi da quelli adulti: quando un adulto non riesce a dormire, infatti, appare preoccupato e cerca strategie per riuscire a farlo; i bambini con problemi del sonno, invece, NON VOGLIONO dormire e spesso fanno di tutto per evitare l’addormentamento, anche se molto stanchi. Questo perché addormentarsi ha per loro un significato molto particolare: separarsi dalle proprie figure di attaccamento, dal proprio ambiente, dai giocattoli e dalle attività che hanno svolto durante il giorno. Per questo, tanto più il mondo del bambino si fa ricco di stimoli, tanto più difficile risulta per lui distaccarsi da esso e cedere al sonno. Questa è una delle spiegazioni alla base dell’aumentare dei problemi del sonno dopo l’anno di vita.

Procedendo con la crescita, in età pre-scolare, i bimbi iniziano anche a vivere il conflitto tra il diventare grandi e il rimanere i piccoli di mamma e papà e questo può dar vita a dei periodi di regressione nei quali il bimbo sembra tornare indietro, riproponendo problemi che si credevano ormai superati o assumendo modalità più infantili in specifici contesti. Questo non riguarda solo il sonno, ma anche altre aree come quella dell’alimentazione. E’ importante che i genitori riconoscano questi periodi di regressione e ne comprendano il significato, accogliendoli senza far sentire il bimbo “sbagliato”. A differenza di come possa sembrare l’atteggiamento corretto da adottare a primo impatto, negare al bimbo questi momenti di regressione significa confermargli che sta crescendo e che questo comporta l’abbandono di comportamenti più infantili, cioè che diventare grandi è qualcosa di irreversibile. E’ invece importante che il bambino o la bambina sappiano che crescere comporta tante scoperte nuove e il raggiungimento di traguardi importanti, ma che è sempre possibile essere i piccoli di mamma e papà, anche se questo significa tornare nel loro lettone o aver bisogno di maggiore vicinanza. E’ proprio la sicurezza data dal soddisfacimento di questi periodi di regressione a permettere di andare avanti serenamente nella crescita, con la sicurezza di poter anche tornare indietro.

 

I casi sopra citati rappresentano passaggi normali e fisiologici della crescita e non rappresentano, quindi, un problema del sonno. Alcune situazioni però, tendono a cronicizzarsi, dando vita a problematiche del sonno vere e proprio, con conseguenze sul livello di benessere psico-fisico del bambino, dei genitori e della coppia. Tali problemi sono il frutto di diverse variabili: ambientali, comportamentali e relazionali. Soprattutto le ultime meritano la nostra attenzione perché molto più difficili da riconoscere per i genitori e da modificare. Ad esempio, un problema molto diffuso sta nella difficoltà a stimolare nel bambino l’autonomia, sia in generale che per quanto riguarda nello specifico il sonno. Un bambino in grado di addormentarsi da solo è, infatti, anche un bambino che per prima cosa sa stare per brevi momenti da solo durante il giorno, tollerando l’assenza dei genitori.

Al di là delle difficoltà che comportano per tutta la famiglia, i problemi del sonno non vanno mai sottovalutati. Recenti studi prospettici mettono in luce la persistenza di tali problemi anche in età scolare e in età adulta, e la correlazione con disturbi dell’umore, dell’attenzione, dell’apprendimento e della condotta.

Diversi studi empirici mostrano l’utilità di lavorare con le famiglie in ottica preventiva per diffondere informazioni e buone prassi ed evitare l’instaurarsi di cattive abitudini del sonno, che spesso danno vita a perturbazioni del sonno e a conseguenti problematiche.

 

Se le difficoltà legate al sonno persistono e risultano eccessive e difficilmente gestibili, è necessario rivolgersi ad un professionista prima che si cronicizzino in un vero e proprio problema del sonno e prima che i genitori e la coppia siano stremati dalla mancanza di riposo. Le figure che possono essere di aiuto sono diverse, ma la consulenza sul sonno può risultare la scelta privilegiata per comprendere il vero significato alla base del problema.

 

Per informazioni rispetto alla consulenza sul sonno del bambino 0-5 anni a Brescia, puoi visitare il sito 

https://www.paolamazzardipsicologobrescia.it/servizi/sostegno-alla-gravidanza-e-alla-perinatalita/ o scrivere a paola.mazzardi@gmail.com


Paola per Tandem

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