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Si dice che sia l'ultima a morire: cos'è la speranza in psicologia?

In questo periodo, tutta l'Italia e gran parte della popolazione mondiale si trovano a far fronte a una situazione di emergenza mai vissuta prima d'ora.

Difficile trovare delle strategie per reagire a qualcosa di grave di cui non si abbia esperienza pregressa: l'essere umano è per sua natura abituato a guardare e cercare nel proprio bagaglio qualcosa che possa sostenerlo e guidarlo; quando non vi è un "prima" diviene necessario costruire modalità inedite. C'è chi fronteggia con ironia, chi con prudenza, ci sono coloro che sono sopraffatti dall'ansia, chi nega addirittura la pericolosità data dall'evidenza e chi fa un misto di tutto ciò.

Vi è un aspetto che, però, pare mettere tutti d'accordo: la speranza. Per molteplici ragioni, il vissuto di speranza è considerato una variabile fondamentale sia per dare inizio ai processi di ripresa, sia per mantenere attivo un circolo positivo di cambiamento. Ma che cos'è la speranza?

La letteratura religiosa e filosofica in merito alla speranza è molto vasta, mentre la psicologia ha iniziato ad occuparsene solo in tempi recenti, sottolineandone la funzione difensiva e anche motivazionale verso il futuro.

La corrente fenomenologica della psicologia e della psichiatria ci fa notare come la speranza non sia pensabile al di fuori del concetto di attesa e di tempo ("speranza" = "exspectatio: aspettare"), inteso come tempo interiore di ciascuna persona. Sperare riduce la morsa angosciosa dell'attendere e spinge lo sguardo verso il divenire. Per Minkowski, celebre psichiatra francese, la speranza e il desiderio sono due colonne portanti della percezione dell'avvenire, poiché "generano" il vissuto del futuro (1933).

In un'ottica puramente ottimistica potremmo dire che per l'essere umano sia "terapeutico" coltivare la speranza, in quanto si rivela un traino verso il cambiamento e un modo costruttivo per sopportare il presente, quando è negativo, difficile e limitante... e quale presente più di quello attuale ha posto di fronte a duri limiti l'intera comunità?

Allora, di questi tempi, sperare ci fa bene?

Sembrerebbe di si, ma non perdiamoci l'altra faccia della medaglia: la speranza può rivelarsi anche un'illusione, induce a distaccarsi dal dato reale e può alimentare delusioni. Questo aspetto costituisce il lato oscuro dello sperare, la parte ingannevole, rischiosa. 

E quindi, in una situazione di disagio e malessere, come quella extra-ordinaria che stiamo vivendo a causa dell'emergenza per il covid-19, ma come molte altre che capitano nel quotidiano, sperare conviene o non conviene?

Probabilmente è impossibile trovare una risposta univoca e universalmente valida a questo dubbio, perché si tratta di un dilemma esistenziale. Proviamo, però, a rifletterci. La speranza è una consolazione e l'essere umano per sua natura, per tutti i limiti che ha, per le sfide piccole e grandi che si trova ad affrontare, necessita di consolarsi e di essere consolato. Quando sperare muove, smuove, apre, fa andare avanti, allora possiamo dire che è benefica, che è creativa...d'altronde ogni atto creativo racchiude di base un quid di speranza, già solo per il fatto che porta ad immaginare qualcosa che ancora non c'è.

Se, invece, la speranza assume l'ombra dell'immobilità, blocca, tiene fermi, imprigiona, allora diventa pericolosa perché allontana dalla dimensione vitale e induce a isolarsi. Forse è proprio questa una delle risposte possibili: la speranza per fare bene deve unire e creare legami.

Si è soliti dire frasi del tipo "se speriamo tutti insieme insieme siamo più forti" e chissà se a fortificarci sia più la speranza o più l'unione.

Anche il mito del vaso di Pandora ci sottolinea la natura ambigua della speranza: 

La storia racconta di Pandora, la donna creata da Zeus per punire gli uomini, in seguito al furto del fuoco operato da Prometeo. La fanciulla, cedendo alla sua curiosità, scoperchiò il vaso che le era stato proibito di aprire: ne fuoriuscirono ogni sorta di mali, che si sparsero per il mondo, ponendo fine alla vita beata dei mortali. Pandora si affrettò a chiudere il vaso e dentro rimase la speranza, l’unico bene restato agli uomini.

Secondo una variante più tarda del mito, il vaso conteneva invece tutti i beni dell’umanità, che per colpa della curiosità di Pandora se ne tornarono agli dei e solo la speranza restò come conforto agli uomini.

Tuttavia, alcune interpretazioni del mito sono discordanti e vedono la speranza come "un male come tutti gli altri: un affetto senza fondamento, una misera e illusoria consolazione".

 

E voi da che parte state?


Vera per Tandem

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