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La mente di un bambino è una tabula rasa?

Una delle più grandi rivoluzioni degli ultimi decenni riguarda il modo di concepire la mente del neonato. Se in passato, infatti, si era soliti paragonare la mente dei neonati ad una tabula rasa, cioè ad un foglio completamente bianco e ancora tutto da scrivere, oggi sappiamo che non è così: ogni bambino viene al mondo già predisposto ad innumerevoli funzioni e apprendimenti, soprattutto in ambito relazionale, che necessitano solo di essere attivati dalle stimolazioni dell'ambiente esterno.

Dobbiamo questa rivoluzione agli studi dell'infant research, cioè quella branca delle scienze psicologiche e comportamentali che, attraverso tecniche d'indagine e strumenti di osservazione scientifica, ha permesso di conoscere il mondo interno del bambino in un'epoca nella quale la mancanza della comunicazione verbale non rendeva semplice una simile indagine. Gli studi dell'infant research ci insegnano, ad esempio, che ogni bambino viene al mondo con i cinque sensi già sviluppati e che già dalle prime ore di vita è in grado di discriminare la voce della mamma da quella delle altre persone, o la sua lingua madre dalle altre. Non solo: riconosce l'odore del latte materno da quello delle altre donne; può ricordare una favola ascoltata dal grembo della madre; riconosce i visi umani e li preferisce ad altre forme e molte altre cose. La mente di un bambino è tutt'altro che una tabula rasa o un vaso da riempire: in nessun altra fase della sua vita un bambino sarà mai intelligente come nei primi due anni di vita, quando la sua mente è alla continua ricerca di stimoli sulla base dei quali creare un'idea coerente di mondo. Ed è proprio questo l'obiettivo della mente di un neonato: fare esperienza della realtà per conoscerla e renderla prevedibile. Per questo, quando i bambini attraverso il gioco fanno una nuova scoperta, tendono a ripeterlo infinite volte: vogliono rendere i risultati delle loro azioni prevedibili per comprendere il funzionamento del mondo. A quell'età il gioco è molto più di un'attività ludica, è un modo per sperimentare il mondo: ogni azione, ogni scoperta, ogni novità, permette la creazione di nuove connessioni cerebrali, cioè processi di pensiero, che molto velocemente strutturano la mente del bambino. Immaginiamoci il funzionamento mentale come un insieme di strade che collega punti diversi: ogni nuova scoperta permette la creazione di una nuova strada che collega due punti che fino ad allora non erano collegati, più volte ripetiamo tale collegamento e più forte e resistente sarà la nuova via che abbiamo attivato. Se invece tale strada non viene più ripercorsa, lentamente scompare, lasciando spazio a nuovi collegamenti. Se la mente di un adulto assomiglia di più ad una super strada, con ponti resistenti e forti che conducono da un punto all'altro, la mente di un bambino è invece un insieme di infinite piccole stradine che si ramificano, in attesa di essere consolidate o rimosse. Solo l'esperienza, infatti, può permettere il consolidamento dei collegamenti fatti.

 

Ma cosa succede se, invece, la mente del bambino non riceve gli stimoli di cui ha bisogno? Essa si spegne per sempre e perde quella capacità di sviluppo che possiede naturalmente. E' il caso, ad esempio, dei bambini istituzionalizzati, che nei primi mesi di vita ricevono una dose di stimoli insignificante rispetto a quelli di cui avrebbero bisogno e ciò li porta talvolta a sviluppare addirittura un ritardo cognitivo di tipo ambientale. Ma non è l'ambiente in sè a fare la differenza: un bambino può venire al mondo in un contesto poverissimo ma ricevere comunque adeguate stimolazioni o, al contrario, nascere in un contesto di ricchezza ma dal quale non riesce a guadagnare il bene più prezioso, cioè il giusto nutrimento.

Qual è allora il modo migliore per stimolare la mente di un bambino? La risposta sta nella relazione che le figure di accudimento riescono a creare con lui. L'uomo è, infatti, un animale sociale e, come tale, mostra un bisogno innato di relazionarsi con i suoi simili per poter apprendere da loro come si vive il mondo. Il modo in cui si strutturerà la sua mente dipenderà dalla qualità delle relazioni che avrà vissuto nei primi anni di vita. In tal senso, non è la quantità di tempo che si passa con un bambino, bensì la qualità a far la differenza.


Paola per Tandem

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