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Perchè non tutti reagiamo allo stesso modo a condizioni avverse?

In diverse occasioni vi abbiamo parlato di trauma e delle conseguenze che esso può avere sulla psiche di chi è ne è vittima, conseguenze che poggiano su basi scientifiche e che possono essere riscontrabili anche da un punto di vista "biologico" grazie alla più moderne tecniche di neuroimaging. Eppure, gli effetti di un trauma non possono essere dati per scontati: ciascuno di noi reagisce alle avversità della vita in modo diverso.

 

Infatti, così come parlando di salute fisica non possiamo definire una persona "sana" o "malata" in senso assoluto, in quanto esiste un continuum di gravità, allo stesso modo non possiamo pensare che fattori di rischio producano inevitabilmente sintomi psicopatologici. La maggior parte della comunità scientifica ha, infatti, da tempo abbandonato l'idea che una psicopatologia, o la semplice presenza di sintomi psicopatologici, possano essere ricondotte in maniera univoca ad un singolo evento, come ad esempio un trauma, o a specifici fattori di rischio, come ad esempio essere cresciuti in un contesto familiare difficile. Tali fattori s'incrociano sempre con le caratteristiche personali dell' individuo e con gli elementi protettivi presenti nell'ambiente nel quale è inserito.

Per comprendere quella componente che spinge alcune persone ad affrontare le difficoltà in maniera altamente adattiva e di superarle uscendone talvolta perfino rafforzate, è stato introdotto il concetto di resilienza.

 

Con il termine resilienza s'intende la capacità di un singolo di adattarsi all'ambiente, di essere flessibile ai cambiamenti, di resistere allo stress, all'ansia e alle avversità. Essa viene infatti definita come "la manifestazione di un adattamento positivo, nonostante condizioni esistenziali avverse" (Luthar, 2003).

Più che una caratteristica individuale, la resilienza dev'essere vista come un fenomeno che si riscontra in presenza di condizioni avverse e di un adattamento positivo che sopravvive a tali avversità.

 

Quali caratteristiche, allora, sono proprie di una persona definita resiliente? Innanzitutto una buona stima di sè, che permette alle persone resilienti di valutarsi positivamente anche in situazioni difficili; una buona progettualità per il futuro, intesa come la capacità di fissare degli obiettivi per il futuro e di saperli perseguire nonostante le condizioni avverse; la percezione di una buona self efficacy, cioè sentire di avere una buona efficacia personale e affrontare la vita in un'ottica di attività e non di passività; una spinta alla comprensione e alla risoluzione dei problemi e un certo spirito d'iniziativa. In pratica, la resilienza è il frutto di caratteristiche temperamentali (cioè innate) e caratteriali, cioè frutto delle proprie esperienze di vita, che s'incontrano con aspetti contestuali.

La resilienza non è assolutamente un elemento statico, anzi, si parla di "resilience as a process" proprio per sottolineare la sua natura dinamica, cioè come essa sia il risultato dell'intreccio di molteplici fattori. 

 

E' possibile imparare ad essere più resilienti? In un certo senso, sì! E' possibile lavorando su se stessi e sulla propria storia, guadagnando maggior consapevolezza sulle proprie caratteristiche individuali e sulle personali capacità di far fronte alle difficoltà, anche le più semplice. Ad esempio, se non riconosco di essere portato ad attribuire la causa delle mie sfortune ad altri, difficilmente riuscirò ad affrontare attivamente un evento traumatico: facilmente mi troverò a vivere la situazione in maniera passiva, faticando a trovare delle strategie personali utili ad uscire dalla crisi. Magari, inconsapevolmente, sarò portato ad aspettare che qualcun altro riesca a trovare una soluzione al mio posto o che la faccenda si risolva da sola. La persona resiliente, invece, si concepisce come parte attiva della propria esistenza e, per questo, riesce a trovare strategie di coping funzionali al fronteggiamento delle condizioni di vita avverse con le quali si trova a scontrarsi.


Paola per Tandem

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