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Gender stress? Minority stress? Facciamo un po' di chiarezza!

Un numero sempre crescente di studi indica il pregiudizio e la discriminazione come fattori rilevanti e misurabili di stress. Vi abbiamo già parlato, infatti, di come gli stereotipi e i pregiudizi che ne derivano possano ostacolare la realizzazione personale degli individui che ne sono oggetto, fino ad arrivare a renderli esattamente ciò che ci aspettiamo da loro, fenomeno noto con il nome di “profezia che si autoavvera”. Molti degli studi in proposito si sono concentrati su pregiudizi e stereotipi legati al genere, gettando in particolar modo luce su come lo sviluppo psicologico di molte persone omosessuali sia segnato da una dimensione di stress continuativo, conseguenza di ambienti ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione e casi di violenza (Lingiardi, 2014). Un esempio a sostegno di ciò sta nella maggiore incidenza del Disturbo Post Traumatico da Stress nelle persone omosessuali rispetto alle persone eterosessuali.

Capiamo il perchè.

Il disagio psicologico di cui sono vittime molte persone omosessuali è conosciuto come minority stress e racchiude in sé tre diverse dimensioni di pregiudizio: esperienze di discriminazione e violenza vissute direttamente dalla persona (ad esempio episodi di bullismo, prevaricazione o minaccia); stigma percepito, cioè il timore di essere visti come diversi e quindi il maggior livello di vigilanza nei confronti dell’ambiente che ne deriva; omofobia interiorizzata, ovvero l’insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi che una persona può provare nei confronti del proprio orientamento sessuale, anche inconsapevolmente. Quest’ultima dimensione non è altro che un prodotto sociale e culturale estremamente dannoso, trasmesso talvolta involontariamente dall’ambiente con diverse modalità e che si nutre di credenze errate, ma ancora resistenti, relative all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

 

A questo punto è necessario chiarire alcuni concetti che ad oggi risultano ancora molto diffusi: identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale, che costituiscono dimensioni identitarie differenti. Il concetto d’identità di genere definisce il genere in cui una persona s’identifica e a cui sente soggettivamente di appartenere; il ruolo di genere è invece il modo in cui il genere si manifesta esteriormente, nell’insieme di comportamenti che la persona assume, ed è fortemente influenzato dall’ambiente e dalla cultura di appartenenza; l’orientamento sessuale riguarda invece il genere verso il quale la persona prova attrazione sessuale e affettiva e riguarda quindi un’altra dimensione della persona. La confusione che ancora oggi riguarda questi concetti è purtroppo in parte il risultato di errori commessi dalla psicologia stessa e dalla psicoanalisi in primis, che per anni ha erroneamente sostenuto una visione patologizzante e discriminante dell’omosessualità, sovrapponendo anche concetti quali l’identità di genere e l’orientamento sessuale. La comunità scientifica ha da decenni ormai cambiato rotta, sottolineando la distinzione tra questi concetti, ostacolando l’associazione tra omosessualutà e patologia e condannando aspramente le terapie riparative che per anni, senza alcun successo, avevano provato a modificare l’orientamento sessuale delle persone con conseguenze estremamente negative sulle stesse. Ma tutto questo, evidentemente, non è ancora sufficiente ad estirpare in maniera definitiva i pregiudizi che ancora opprimono le persone omosessuali.

Si parla spesso di Teoria/ideologia Gender in campo educativo e, ahimè, anche in questo caso si commettono spesso gravi errori interpretativi dettati dalla paura verso realtà che non si conoscono personalmente e dal pregiudizio. Educare al gender non vuole assolutamente dire promuovere comportamenti omosessuali nei bambini o mettere in dubbio forzatamente la loro identità di genere, ma educare i più piccoli su concetti fondamentali che potrebbero riguardarli in prima persona. L’ignoranza, il sessismo e l’eteronormatività che riguardano il genere possono determinare situazioni di stress di genere conosciuto come “Gender Stress” (Drescher, 1998a), che caratterizzano spesso i percorsi evolutivi di bambini e adolescenti.

 

In presenza di confusione di genere, infatti, il bambino o la bambina possono ad esempio credere erroneamente di appartenere al genere opposto rispetto a quello di appartenenza perché attratti da persone dello stesso genere, seppur identità di genere e orientamento sessuale siano due dimensioni indipendenti l’una dall’altra. Il fenomeno dello stress di genere può attivarsi quando, ad esempio, i bambini sentono che stanno fallendo nell’adempire alle aspettative familiari o sociali relative al genere di appartenenza e l’ambiente non fornisce loro gli strumenti per comprendere ciò che stanno vivendo. Trasmettere queste conoscenze ai bambini significa tutelare la loro crescita e permettergli di abbandonare credenze infondate che hanno invece caratterizzato le generazioni precedenti.

 

 

Per fare un po’ di chiarezza su questi concetti vi consiglio la visione della serie tv “POSE” (la trovate su Netflix) ,ambientata nella New York di fine Anni 80, che ben descrive attraverso le storie dei suoi personaggi la differenza tra “sentire” di appartenere ad un altro genere e amare una persona dello stesso sesso. 


Paola per Tandem

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