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Da dove nasce una paura?

"Una mattina stavo camminando con mia nonna nella foresta. Quanto mi piaceva, e che pace! Avevo solo quattro anni, ero proprio piccina. A un certo punto vidi qualcosa di molto strano: una linea dritta che attraversava la strada. Ero così curiosa che mi avvicinai; volevo metterci la mano sopra. Ma poi mia nonna gridò a squarciagola. Lo ricordo benissimo. Era un serpente enorme. Per la prima volta nella mia vita provai una vera sensazione di paura, anche se non avevo idea di cosa dovessi temere. A dire il vero fu il grido di mia nonna a spaventarmi. E poi il serpente strisciò via veloce. E' incredibile come la paura venga costruita dentro di te dai tuoi genitori e dagli altri che ti circondano. All'inizio sei innocenza pura; non sai nulla."

(Marina Abramovic, Attraversare i muri)

 

Con questo ricordo inizia l' autobiografia Marina Abramovic, pioniera della performance art, conosciuta in tutto il mondo per il suo modo rivoluzionario di concepire l'arte come un modo per "attraversare i muri" della propria mente. L'artista parte dalle proprie paure, incertezze, cicatrici per arrivare all'animo degli spettatori attraverso il suo personale linguaggio artistico, mettendo continuamente alla prova se stessa. E fu così che, nella performance Three, ideata nel 1978 con l'allora compagno Ulay, Marina superò la sua paura dei serpenti grazie alla sua arte, condividendo il palcoscenico con un grosso pitone.

Da dove nasce una paura? Il ricordo di Marina ci spiega una delle possibili risposte: secondo un orientamento relazionale, le paure si "apprendono" con l'età attraverso il rapporto con i genitori e le altre figure di riferimento, le quali, spesso senza volerlo, trasmettono ai piccoli l'ansia che essi stessi provano per un determinato oggetto. In questo modo, genitori ed educatori particolarmente ansiosi e iperprotettivi possono anche trasmettere una paura diffusa a diverse situazioni o oggetti che può limitare il livello di sicurezza personale percepita dal bambino. Pensate a un bambino che sta iniziando a muovere i suoi primi passi, quindi nei primissimi anni di vita: qual è la sua reazione quando cade? Piangere? Non proprio: il bambino cerca per prima cosa lo sguardo della mamma o di un altro adulto di riferimento per capire, attraverso la reazione che legge sul suo viso, se è il caso di spaventarsi e piangere o di rialzarsi e riprendere il gioco. E' l'espressione dell'adulto di riferimento a trasmettergli paura, non la caduta in sè. Per questo, genitori spaventati dai possibili pericoli del mondo possono trasmettere un'ansia generalizzata ai propri figli. 

 

Freud, padre della psicoanalisi, spiegò invece l'origine delle paure attraverso il celeberrimo caso del piccolo Hans, un bambino di 5 anni terrorizzato dai cavalli. Secondo Freud, tale paura rappresentava un tentativo di spostare un disagio interiore provato dal piccolo su di un oggetto esterno maggiormente controllabile, cioè il cavallo. In quello specifico caso era il padre a spaventare Hans nella realtà, non l'animale.

In effetti, anche Marina racconta nel suo libro come la nonna fosse per lei una figura nei confronti della quale si sentiva molto in soggezione e dalla quale veniva spesso punita.

Al mondo esistono infinite paure e fobie: alcune conosciute e molto diffuse, altre particolari e più rare, che possono diventare facilmente fonte di vergogna e timore per il giudizio altrui. Al di là dell'oggetto che nello specifico genera ansia, è importante ricordare che spesso dietro alla paura si nasconde un disagio personale più serio che può essere risolto con una psicoterapia. I diversi orientamenti della psicologia offrono metodi diversi a tal fine. Una terapia di stampo psicoanalitico, ad esempio, avrà l'obiettivo di esplorare il mono interno del paziente per comprendere il significato nascosto dietro la specifica fobia; l'orientamento cognitivo comportamentale, invece, utilizza tecniche di desensibilizzazione che aiutano il paziente a scontrarsi progressivamente con lo stimolo fobico fino al superamento dell'ansia ad esso legata.

 

Al di là dello specifico oggetto fobico, è importante sapere che qualsiasi paura può essere sconfitta, anche se talvolta da essa derivano anche alcuni vantaggi che costituiscono elementi di rinforzo che, invece di spingere la persona a superare la propria paura, la incentivano a conservarla, rendendo più difficile la richiesta d'aiuto. 


Paola per Tandem

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