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Ti sei mai sentito un impostore? La sindrome di chi non pensa di meritarsi il successo.

Chi lo ha detto che le persone di successo, con posizioni invidiabili, soprattutto in ambito lavorativo, stanno psicologicamente bene e si sentono serene? Nell'articolo precedente vi ho descritto come la cherofobia sia un disagio che impedisce di godersi la felicità, oggi vediamo come la sindrome dell'impostore possa minare il senso di appagamento di chi ricopre un ruolo di rilievo.

 

"Sindrome dell'impostore" è una terminologia coniata nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes (The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention, in Psychotherapy: Theory, Research & Practice, vol. 15, nº 3, 1978, pp. 241–247).

Con questa dicitura si intende indicare il disagio psicologico ed emotivo provato da coloro che non ritengono di meritarsi il successo personale ottenuto. Chi ne soffre sente di essere un bugiardo, un impostore appunto, che ha in qualche modo ingannato gli altri riguardo alle proprie abilità e che rischia di essere presto scoperto.

"Non me lo merito!", "C'è pieno di gente migliore e più brava di me!"; "Se ne accorgeranno che non valgo!", queste possono essere affermazioni tipiche di soggetti che soffrono della sindrome dell'impostore.

Si tratta di un'incapacità a interiorizzare il proprio successo professionale, attribuendolo a fattori esterni, invece che interni: il mio successo non deriva da me come persona, dalle mie qualità, ma piuttosto da un tempismo azzeccato, da un caso fortuito, dalla fortuna.

 

Questi "impostori" vivono in maniera tragica eventuali errori o fallimenti, non si espongono volontariamente a valutazioni dirette, come la richiesta di un avanzamento di carriera o di un aumento di stipendio, proprio perchè in loro persiste il terrore di essere scoperti e sbugiardati.

L'ansia, infatti, è un tratto caratteristico di queste persone, che hanno un'autostima costantemente a rischio e si auto-sottopongono a una pressione esagerata, per dimostrare a se stesse e agli altri che sanno reggere il ruolo che rivestono. 

Tuttavia, la cosa più sorprendente, è che questa ansia spiccata non compromette affatto la performance degli impostori, che anzi sentono di rendere di più se si trovano a lavorare in condizioni ansiogene (R. Badawy, 2017). 

 

Sembra, da studi recenti, che tale sindrome sia più diffusa tra le donne di successo e che, negli ultimi anni, stia avendo un'incidenza sempre maggiore. Ancora Badawy cerca di dare una spiegazione di questa crescita, attribuendo un ruolo ai social media, che aumenterebbero spropositatamente il grado di confronto tra le persone: "quando esageri con il confronto, rischi di mettere a grosso rischio l'immagine che hai di te stesso e del tuo mondo."

 

Alcuni suggerimenti per arginare la sindrome dell'impostore, se sentite di riconoscervici:

  • Parlarne con i pari e i colleghi per rendervi conto che non siete gli unici ad avere pensieri di questo tipo.
  • Rafforzare i legami all'interno dell'ambiente lavorativo: se mi fido delle persone con cui lavoro, aumenterò anche la fiducia nei loro giudizi positivi su di me.
  • Parlare con un terapeuta per individuare e sciogliere i blocchi psicologici alla base di questa sensazione.

"Se non sono perfetto, ho fallito", questa è l'idea che più bisognerebbe cercare di contrastare e combattere. Molte sono le ragioni che concorrono al successo sia lavorativo che personale di ognuno, ma ciò che è certo è che non è la perfezione a renderci migliori degli altri, proprio perchè non è la perfezione, qualora possa davvero esistere, a renderci speciali e a distinguerci.


Vera per Tandem

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