· 

L'altro lato dell'isolamento: la dipendenza da internet.

La scorsa settimana vi ho parlato del fenomeno giapponese degli Hikikomori, ragazzi che scelgono l'isolamento sociale come rifiuto degli elevati standard richiesti dalla cultura giapponese. Il fenomeno, in continua crescita anche in Italia, seppur con caratteristiche diverse, viene spesso erroneamente sovrapposto alla dipendenza da internet. In realtà, come scrivevo nel precedente articolo che potete leggere qui, per comprendere tali dinamiche bisognerebbe chiedersi: è l'isolamento sociale a condurre ad un eccessivo uso delle nuove tecnologie o è un eccessivo uso di quest'ultime a portare al ritiro sociale?

 

Si parla di fenomeno Hikikomori (anche nella forma italiana) quando è l'isolamento sociale a precedere l'eccessivo utilizzo di internet, che diventa, in tal caso, una via di fuga illusoria dall'isolamento stesso. Nei casi contrari, quando un eccessivo utilizzo del mezzo porta al progressivo isolamento della persona, ci troviamo probabilmente di fronte ad una dipendenza: l' Internet Addiction Disorder (IAD), cioè una vera e propria patologia.

Lo IAD è un disturbo estremamente complesso da definire e che, ad oggi, è privo di una definizione condivisa e standardizzata, tanto da non essere stato inserito neanche nell’ ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).

 

Innanzitutto, chiariamone la natura: una dipendenza diventa patologica quando assume il carattere della compulsività, cioè quando i pensieri e gli agiti si muovono su uno sfondo di coazione a ripetere, dove il bisogno prende il posto del desiderio e dove vivere l’attesa diventa impossibile. Il bisogno di mettere in atto il comportamento diviene con il tempo sempre maggiore e ciò prende il nome di tolleranza, fenomeno per il quale, abituandosi ad un determinato comportamento, esso viene maggiormente tollerato, anche a livello corporeo, e, quindi, desiderato sempre di più. Il non poter soddisfare questo bisogno, porta a sintomi quali nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione e comportamenti aggressivi, propri di una vera  e propria crisi d’astinenza.

 

Perchè avviene questo? Come in ogni altra dipendenza, si verifica un neuroadattamento, cioè una modifica delle risposte neurali e della produzione di particolari neurotrasmettitori, soprattutto per quanto riguarda i livelli di dopamina. 

 

Come si diventa dipendenti da internet?

Alcune tipologie d' internet addiction costituiscono un modo per mettere in pratica comportamenti che si vorrebbero assumere nella vita reale (sesso, gioco d’azzardo, shopping), mentre altre s' instaurano su precedenti difficoltà psicologiche quali ansia e umore depresso che portano all'utilizzo di internet come antidoto per placare l’angoscia. Solitamente, infatti, alla base di ciò si trovano anche dinamiche dissociative che possono portare a stati di derealizzazione e depersonalizzazione.

Le motivazioni possono essere molto diverse tra loro: negli adolescenti, ad esempio, il disturbo nasce spesso dalla ricerca di una via di fuga illusoria per gestire le difficoltà legate al passaggio dal mondo infantile a quello adulto.  

 

E' difficile definire l'incidenza nella popolazione di un disturbo ancora così vagamente definito e che, nella maggior parte dei casi, si presenta in maniera del tutto egosintonica, cioè poco disturbante. In Italia si stima che  i dipendenti siano circa il 6%, mentre nel mondo i tassi vanno dall’ 1 al 25%. Il problema sembrerebbe riguardare molto di più i maschi.

 

E' necessario sottolineare come non sia il numero di ore passate connessi a definire o meno la presenza di una dipendenza, ma la modalità con cui il comportamento viene assunto. Talvolta, infatti, anche un utilizzo limitato di internet può essere caratterizzato dagli elementi di cui vi ho parlato sopra: compulsività, tolleranza e astinenza. Nei casi più gravi, invece, si assiste spesso ad un progressivo allontanamento della persona dalla propria realtà, che può portarla anche al totale isolamento.


Paola per Tandem

Scrivi commento

Commenti: 0