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Isolamento sociale e dipendenza da internet: quale correlazione?

Qualche settimana fa ha suscitato grande scalpore la notizia relativa alla famiglia pugliese che da circa due anni e mezzo viveva in una condizione di totale isolamento dal resto del mondo: mamma, papà e figlio adolescente, rinchiusi nella loro casa, trascorrevano la quasi totalità del tempo impegnati in attività digitali, tra chat e giochi di ruolo, tanto da dimenticare la propria igiene personale e le esigenze del proprio corpo. Le condizioni del figlio erano talmente estreme, a causa della posizione assunta negli ultimi anni, da richiedere cure farmacologiche e fisioterapia per permettergli di camminare di nuovo normalmente. L'unico membro della famiglia che continuava a intrattenere rapporti con il mondo esterno era la figli di 9 anni che, ogni giorno, aveva il compito di fermarsi dopo la scuola ad acquistare il cibo per far sopravvivere la famiglia reclusa. Ovviamente,come si può immaginare, i pasti erano spesso composti totalmente da dolciumi e merendine.

 

La domanda è sorta spontanea ai più: com'è possibile arrivare a tanto? Com'è possibile essere fagocitati a tal punto dalla rete da perdere quasi il proprio essere umani? La risposta è in realtà molto più complessa, così come complesso è questo fenomeno, che merita di essere spiegato con attenzione.

Come dicevo, la questione  è molto complessa, ma situazioni come queste sono molto più diffuse di quanto non si creda e le dinamiche che vi stanno alla base sono più semplici da comprendere di quanto non lo sia il fenomeno stesso. In casi simili, infatti, si assiste al progressivo disinvestimento dalla realtà esterna a favore di un investimento sempre maggiore, fino a diventare esclusivo, per la realtà virtuale. In pratica, il mondo reale non suscita più interesse, fino ad essere quasi del tutto dimenticato. L'attenzione è totalmente rivolta ad una realtà "altra" dove però è possibile continuare a svolgere molte delle attività che prima si svolgevano realmente. A fare la differenza sono le cause che spingono a questo e che possono ribaltare la lettura della situazione.

 

La domanda che ci si deve porre è in realtà paradossale: ci si isola dal resto del mondo perchè si è dipendenti da internet, o si diventa dipendenti da internet perchè ci si isola dal resto del mondo? Dipende. 

 

In Italia, si stima siano circa 30 mila le persone, sopratutto adolescenti, che vivono segregate in casa (fonte: Minotauro), con modalità che richiamano il fenomeno sociale degli Hikikomori: giovani ragazzi giapponesi, spesso poco più che bambini, che rifiutano gli elevati standard richiesti dalla cultura giapponese a favore di una vita da reclusi, addolcita dalla presenza degli strumenti digitali e dei manga. In questo caso, è necessario parlare di fenomeno e non di sindrome, seppur tale condizione si presenti con caratteristiche sempre uguali, come rifiuto delle attività extra-domestiche, reclusione nella propria camera, inversione sonno-veglia, riduzione dell'alimentazione, presenza di passioni che spaziano dai giochi di ruolo alla lettura di manga e tematiche di tristezza e morte che diventano totalizzanti. In Italia, tali situazioni si presentano in genere mitigate e riguardano adolescenti molto giovani che, nella maggior parte dei casi, vivevano una vita normale fino a poco prima. A causare la caduta in un tale baratro sono spesso episodi di bullismo o la paura di poter fallire, che spinge progressivamente il ragazzo ad abbandonare i propri contesti sociali a favore dell'isolamento.

 

L'isolamento sociale è permesso dall'esistenza delle nuove tecnologie. Mi spiego meglio: in passato, gli adolescenti con ansia sociale erano portati a vincere l'isolamento per poter intrattenere delle relazioni sociali, che erano sì temute, ma allo stesso tempo desiderate. Questa spinta portava, solitamente, alla risoluzione del problema. Ad oggi, viste le possibilità offerte dai mezzi di comunicazione elettronica, non è più strettamente necessario affrontare la realtà per intrattenere relazioni interpersonali: chat, social network e giochi di ruolo permettono di costruire relazioni affettive e sentimentali con persone appartenenti ad ogni angolo di mondo, aumentando esponenzialmente le possibilità di socializzazione di ognuno di noi. Socializzazione che avviene, però, senza corpo o, al più, attraverso un corpo virtuale. In pratica, il poter costruire relazioni senza dover per forza affrontare la realtà esterna diminuisce la motivazione dell'individuo a vincere le proprie paure.

In tali situazioni, è, quindi, l'isolamento sociale a precedere la dipendenza da internet, che spesso non si configura come tale, ma rappresenta semplicemente l'unico modo che la persona ha a disposizione per mantenere dei contatti con il mondo.

 

E quando, invece, avviene il contrario? La spiegazione nel prossimo articolo, dove vi parlerò della dipendenza da internet.


Paola per Tandem

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