· 

Cherofobia: perchè si ha paura della felicità?

Mai sentito dire che "ogni generazione ha le sue paure"? E' un modo per sottolineare come le paure provate più comunemente dipendano anche dal contesto culturale e storico sociale in cui si vive.

 

Fra le cosiddette "paure del nuovo millennio" ne spicca una, che può sembrare incredibile e ossimorica a prima vista: la paura della felicità.

Si chiama "cherofobia" ( dal greco, "chairo" rallegrarsi, e "phobia" paura), non è un disturbo ufficialmente riconosciuto dalla psichiatria, ma è un disagio psicologico ed emotivo in cui si riconoscono sempre più persone, soprattutto giovani e giovanissimi.

 

Chi soffre di cherofobia vive con apprensione i momenti e i cambiamenti positivi, oppure addirittura li rifugge, incapace di godersi appieno le gioie, a causa della costante preoccupazione che ad esse seguirà, per forza, un periodo di negatività, come se si trattasse di una legge fisica: se vivi una grande felicità, ti aspetta dietro l'angolo una tragedia.

"...E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare

penso di non potercela fare

E cerco ogni forma di dolore

mischiata al sangue col sudore

E sento il respiro che manca

e sento l’ansia che avanza..."

Forse questa canzone di Martina Attili è il modo migliore per far comprendere cosa sia la cherofobia. Ho scelto di riportare solo alcune parole, che mi sembrano rendere una descrizione palpabile delle sensazioni che si provano quando una paura di questo tipo cresce e prende piede nel vissuto di una persona. Vi consiglio di ascoltare l'intera canzone prima di procedere nella lettura.

 

Fobia non è paura: la fobia è un terrore irrazionale e smodato per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici.

Le persone che soffrono di fobie, generalmente, sono consapevoli dell’irrazionalità della propria paura, tuttavia non riescono a controllarla.

 

La cherofobia è, quindi, più intensa di una paura ed è paradossale in una cultura come quella occidentale, che mira alla massimizzazione della felicità e all'ostentazione della stessa. I cherofobici non sono persone che mostrano, necessariamente, sconforto o tristezza, ma convivono con l'impossibilità di godere dei propri momenti di felicità e, anzi, cercano di evitarli in ogni modo, presi come sono da un'ansia ingestibile. 

La causa di tale disagio psicologico, probabilmente, risiede nell'infanzia e può rimandare ad eventi traumatici o ad episodi in cui un momento felice è stato seguito da una punizione.

 

Quando la cherofobia arriva a conclamarsi in modo così intenso, da condizionare la vita di una persona, allora è quantomai consigliabile farsi sostenere a livello psicologico, iniziando un percorso psicoterapico, che possa far uscire dalla prigione della paura.

Nell'articolo sui rimorsi e i rimpianti, ho riportato la citazione "ci cambiano anche le cose che non succedono". Per provare a farsi spaventare meno dalle gioie e dai cambiamenti positivi, per provare a coglierli e a lasciarsi andare, potrebbe essere di aiuto pensare che non è tenendosi lontano dalla felicità che si evita il dolore, perchè anche quello che non ci concediamo di vivere ci cambia.


Vera per Tandem

Scrivi commento

Commenti: 0