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Dolore cronico: come affrontarlo con la psicoterapia?

Il dolore rappresenta un'esperienza soggettiva e intima: nessuno può comprendere appieno quello provato da un'altra persona, sia esso di natura fisica o psichica. Tuttavia, esso diventa manifesto nelle limitazioni a cui obbliga nella vita quotidiana e nelle lamentele che ne derivano, aspetti che facilitano l'assunzione, da parte di chi lo prova, del ruolo del malato.

Oggi vi parlo di dolore cronico, inteso come dolore (almeno apparentemente) di natura fisica,di come esso può dipendere o essere rinforzato da fattori psicologici e da come può essere affrontato attraverso la psicoterapia.

La particolarità del dolore è che esso assume infinite sfumature: con tale termine stiamo infatti ad indicare un'enorme varietà di sensazioni fisiche e psichiche, accomunate dal fatto di essere sgradevoli. Le ricerche sulla neuro plasticità del sistema nervoso confermano il ruolo di fondamentale importanza giocato dai fattori psicologici: qualsiasi tipo di dolore racchiude in sè una componente di natura psichica e tali fattori risultano elevanti a ciascun livello di dolore, sia che il problema sia sporadico, ricorrente o cronico.

Cosa intendiamo per dolore cronico? Esso è un dolore che cessa di essere sintomo per diventare esso stesso malattia (Zanus, 2000). Esso non risponde a nessuna funzione biologica adattiva, non sembra trasmettere un significato, ma altera in maniera profonda la qualità di vita dell'individuo.

Possiamo definire un dolore "cronico" quando: 

  • persiste oltre la guarigione della malattia che gli ha dato inizio;
  • è associato a processi patologici cronici e/o evolutivi o ad un disturbo neurologico persistente;
  • si manifesta o persiste in assenza di cause organiche identificabili.   

Chi soffre di dolore cronico può averlo sperimentato come conseguenza di una patologia o di un trauma fisico in assenza di precedenti problematiche psicologiche o può soffrire o aver sofferto in passato di disturbi psicologi o patologie psichiatriche e vivere un'esperienza di dolore che non trova nessuna spiegazione sul piano fisico.

 

Talvolta l'esperienza di dolore viene rinforzata da fattori interni o esterni alla persona. Chi si trova ad assumere il ruolo del malato a causa del dolore, per quanto invalidante, può trovare gratificante ricevere le cure delle persone intorno a lui o essere dispensato da attività o impegni. Un esempio diffuso è quello del mal di schiena, di cui, nell'arco della vita, soffre l'80% della popolazione mondiale. Molti mal di schiena sono di origine psicogena perchè direttamente correlati ad errori posturali che dipendono da fattori psicologici. Pensiamo, ad esempio, ad una persona con un tratto temperamentale di timidezza molto marcato e che tende ad assumere una postura di chiusura in avanti che lo porta a piegare la schiena. Oppure, pensiamo a chi vive in uno stato di continua tensione psichica che causa una perenne contrazione dei muscoli lombosacrali o cervicali.

 

La psicologia comportamentale pone invece l'attenzione sulle risposte dell'ambiente al dolore: qualsiasi comportamento, compreso quello legato al dolore, se rinforzato, tende a persistere e ad aumentare di frequenza. Per questo motivo, alcuni comportamenti legati al dolore possono essere rinforzati dalle reazioni delle persone vicine a chi ne soffre.

In assenza di riscontri sul piano organico o quando le terapie fisiche sembrano non bastare ad eliminare del tutto il dolore, la psicoterapia può essere fondamentale perchè permette d'intervenire sigli aspetti psicologici che mantengono e rinforzano il dolore fisico.

Tra le terapie psicologiche più utilizzate in tale ambito spicca l'ipnosi, utile soprattutto in presenza di cefalee o di Sindrome dell'arto fantasma successiva all'amputazione di un arto, e le tecniche di rilassamento, prima tra tutte quella del "Training autogeno" elaborata da Shultz.

Nei casi in cui il dolore è stato inizialmente provocato da un trauma fisico avvenuto in condizioni traumatiche anche da un punto di vista psicologico, il trattamento E.M.D.R. può essere di grande utilità per permettere la rielaborazione del ricordo e favorire la scomparsa del dolore.

 

Talvolta, invece, il dolore sembra stimolato e rinforzato da dinamiche relazionali. In questi casi, può essere risolutiva una terapia ad orientamento psicoanalitico con particolare attenzione alla cornice relazionale dell'individuo e che permetta un lavoro approfondito sulle dinamiche interattive attraverso la relazione terapeutica con il professionista.


Paola per Tandem

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