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Il counselor può essere un'alternativa allo psicologo? La risposta del Ministero della Salute è: NO!

E' arrivato, finalmente, il momento di dire addio ai counselor. Per i professionisti della salute mentale questo è un grande traguardo, raggiunto dopo anni di lotte contro chi voleva mettere in serio pericolo la salute dei cittadini avvallando figure professionali non riconosciute e dalla formazione inesistente. Il Ministero della Salute ha espresso per la seconda volta il proprio parere sulla questione, chiedendo di chiudere il contestato percorso di riconoscimento della figura professionale del counselor.

 

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire chi sono i counselor, che cosa fanno e perchè si è giunti a questa conclusione.

La parola counseling è stata usata per la prima volta nel 1951 da Carl R. Rogers, psicologo, per indicare una relazione nella quale il paziente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta ed alla propria responsabilità. Rogers descriveva il counseling in questo modo:

Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore di venirle in aiuto non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di aiutarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, le responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé.” Il counseling non è quindi assolutamente da intendersi come un'attività volta a "dare consigli", ma che ha come obiettivo la crescita personale dell'individuo. 

 

Il counseling nasce quindi in ambito psicologico, ma è in realtà un'attività propria di diverse figure professionali che svolgono tale pratica in un ambito preciso, quello nel quale operano, e all'interno di una cornice teorica e tecnica specifica. Ad esempio, un infermiere può fare counseling infermieristico con i i suoi pazienti per aiutarli a gestire una particolare terapia; un avvocato può fare counseling legale con i clienti per aiutarli a chiarire gli obiettivi giuridici che si cerca di perseguire; un medico può fare consueling con i propri pazienti per aiutarli a comprendere la patologia e trovare la cura più indicata per ogni specifica persona. Non esiste il counseling di per sè, ma tale termine dovrebbe sempre essere accompagnato da un'indicazione dell'ambito specifico in cui viene applicato (counseling psicologico, counseling legale, counseling medico, ecc.). Tuttavia, negli anni, ha iniziato ad emergere la figura del counselor di per sè, una professione non organizzata, ovvero priva di una legge istitutiva e di un ordine professionale. A seguito del varo da parte del parlamento della legge 14 gennaio 2013, n. 4, "Disposizioni in materia di professioni non organizzate" il counselor è stato inserito tra le professioni intellettuali, per esercitare le quali non è necessario seguire alcun iter specifico. Tale normativa lasciava al singolo professionista la facoltà di qualificarsi professionalmente intraprendendo un percorso privato di certificazione professionale presso un'associazione professionale di categoria o attraverso la cosiddetta autoregolamentazione volontaria. In pratica, chiunque poteva dichiararsi "counselor" senza alcun obbligo di formazione specifica. Questo ha portato, negli ultimi anni, ad un fiorire di scuole di formazione per counselor, spesso nate e dopo poco tempo obbligate a chiudere, e alla diffusione di questa professione.

 

Finalmente, il Ministero della Salute si è espresso definitivamente sulla questione, scrivendo: 
“il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Counselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”, aggiungendo che: “il counseling è (…) tra le attività che non possono essere riconosciute ad una professione non regolamentata”.

 

Il perchè di questa decisione è chiaro: i counselor sono  privi di una formazione a svolgere questo tipo di attività e rappresentano un rischio per la salute dei cittadini. 

Alla base della diffusione di tale figura c'erano anche motivi economici: non avendo investito in una formazione medica o psicologica e non dovendo fare riferimento a nessun ordine professionale, i counselor potevano offrire ai loro clienti tariffe più basse rispetto a quelle proposte da un professionista che per svolgere il proprio lavoro aveva dovuto investire grandi somme di denaro in formazione e in spese professionali e questo, ovviamente, invogliava molte persone a scegliere un counselor per risparmiare, senza conoscere però i rischi ai quali si sottoponevano. 

Molti counselors facevano inoltre leva sul pregiudizio, ancora fortemente radicato nella nostra società, per cui chi va dallo psicologo è "matto", evitando nella maggior parte dei casi di spiegare la differenza tra le due figure.

Per comprendere meglio quanto scritto finora, vi invitiamo a guardare questo video diffuso dall'Ordine degli Psicologi del Lazio. Il giornalista Luca Bertazzoni ha aperto le porte di alcuni studi di counselor, svelando i possibili rischi per la salute dei cittadini.

Se avete avuto modo di guardare il video, anche solo in parte, sono sicura che non avrete più dubbi sulla figura del counselor. Chi di noi si accontenterebbe di un professionista con una formazione "sufficientemente buona", che tralascia tutti gli aspetti teorici saltando subito alla pratica? Come fidarsi,inoltre, di un "probabilmente di danni non se ne fanno" quando si parla della salute di una persona?

 

Diffidate quindi dalle imitazioni: è vero che il lavoro dello psicologo è difficile da comprendere per non addetti ai lavori, che l'ascolto di uno psicologo può essere confuso con un ascolto qualunque e che il suo intervento può sembrare un "fare due chiacchiere", MA NON è COSì: lo psicologo è un professionista serio, con solide basi teoriche che sono il frutto di decenni di studi e di ricerche in ambito scientifico e di anni di formazione personale prima ancora che professionale. Quando pagate uno psicologo pagate le tutele che esso vi offre e la sua formazione. Non dimenticatelo! 


Paola per Tandem

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