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Perchè è così difficile ascoltare?

Quest’anno la Settimana Nazionale della Psicologia ha come tema l’ascolto, nelle sue più svariate sfaccettature. C’è chi ritiene di essere un attento ascoltatore e chi riconosce in se stesso una maggiore abilità nel parlare piuttosto che nell’ascoltare, ma alla maggior parte di noi, senza distinzioni, capita di lamentare una mancanza d’ascolto da parte degli altri o, al contrario, di sentirsi recriminare un’incapacità all’ascolto altrui. Ascoltare ed essere ascoltati presuppone un lavoro su più livelli, che implica sempre un’attenzione rivolta contemporaneamente a se stessi e all’altro. 

Esiste, infatti, una differenza sostanziale tra l’attività di sentire e quella di ascoltare: se la prima si riferisce ad un atto involontario reso possibile dal corpo, la seconda presuppone una certa intenzionalità, che permette di rivolgere la nostra attenzione ad una qualche forma di comunicazione. Per comprendere appieno il significato di una comunicazione è necessario, infatti, prestare attenzione ai contenuti ma anche al modo in cui essa avviene, alle caratteristiche della persona che comunica, agli aspetti non verbali e para-verbali della comunicazione e, non meno importante, a ciò che la comunicazione sollecita in noi. Il vero ascolto non si limita, quindi, alle capacità uditive, ma coinvolge l’intera unità psiche-soma.

L’ascolto necessita di una motivazione ad esso e ciò lo rende un’attività particolarmente difficile, soprattutto in alcune situazioni. Ascoltare non è un bisogno. Al contrario, l’ascolto impone la posticipazione del soddisfacimento di un proprio bisogno, cioè quello di esprimersi. E’ la rinuncia a tale bisogno che permette all’altro il soddisfacimento del proprio, in un continuo scambio reciproco. Ascoltare vuol dire cedere all’altro il controllo di ciò che viene espresso, riuscendo a posticipare la nostra espressione e tollerando la frustrazione che deriva da tale attesa.

L’ascolto rappresenta un elemento irrinunciabile in ogni relazione, ed è per questo che la sua mancanza spesso provoca una rottura della relazione stessa, perché compromette una caratteristica indispensabile in un rapporto: la reciprocità. Talvolta la capacità o l’incapacità all’ascolto derivano da modalità relazionali e comunicative disfunzionali immagazzinate durante la crescita, magari derivanti da figure genitoriali che per prime non erano in grado di ascoltare o di farsi ascoltare. In ogni caso, però, l’arte di saper ascoltare rappresenta un grande facilitatore nella vita e, per questo, vale la pena di potenziarla.

Chi non ritiene di essere un buon ascoltatore deve sapere che può migliorarsi: l’ascolto è una capacità che attinge in parte a un’attitudine, ma che, al contempo, può essere imparata. Per iniziare, leggete i nostri suggerimenti su come stimolare l'ascolto attivo nella coppia qui.


Paola e Vera per Tandem

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