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Conoscete la vera funzione dell'allattamento?

Che il latte materno sia l'alimento migliore per ogni neonato, si sa. Esso, oltre a contenere numerosi nutrienti fondamentali per la crescita, protegge il piccolo dalle infezioni grazie alla trasmissione degli anticorpi della mamma, riduce il rischio di SIDS (morte in culla) nella prima infanzia e di apnea ostruttiva nel sonno (OSA) durante la crescita. Tuttavia, non sempre l'allattamento al seno è possibile o rappresenta la scelta migliore per quella specifica coppia mamma-bambino. Molte donne, infatti, si trovano a vivere il periodo dell'allattamento con grosse difficoltà e scelgono di passare all'allattamento artificiale, non senza dubbi e talvolta profondi sensi di colpa, spesso anche a causa del giudizio delle altre donne. Recentemente, è stata la scelta d'interrompere l'allattamento della famosissima neo-mamma Chiara Ferragni ad essere processata sui social, dove si sono sprecati insulti e giudizi molto duri. Prima di giudicare, è bene ricordare che le osservazioni degli altri tendono, in generale, a fare diminuire il nostro livello di sicurezza e, nel caso specifico, possono mettere a rischio l’autostima della mamma, che può così iniziare a pensare che il suo istinto non sia sufficiente e a mettere in dubbio le proprie capacità, con conseguenze pericolose per il suo ruolo e per il benessere del bambino. Le scelte di una mamma non vanno giudicate, ma comprese.

Fino agli anni 50 gli studi in materia sostenevano che il bambino si avvicinasse alla madre per soddisfare i propri bisogni primari e che, proprio attraverso il soddisfacimento di tali bisogni, nascesse poi il sentimento d’affetto nei suoi confronti. Fu Harlow, psicologo statunitense, a notare come, in alcuni casi, l’affetto del bambino nei confronti della madre resisteva anche se essa smetteva di soddisfare i suoi bisogni primari. In seguito a questa osservazione Harlow si dedicò allo studio dell'allattamento utilizzando i macachi, animali molto simili all'uomo anche per l'attaccamento che sviluppano nei confronti dei propri cuccioli, e scoprì come la vera funzione dell'allattamento non fosse quella nutritiva, bensì quella affettiva. Le scimmiette, infatti, tolte alla loro mamma e poste nelle vicinanze di due mamme artificiali, una morbida ma incapace di fornire nutrimento, l'altra metallica ma in grado di erogare latte attraverso un biberon, sceglievano sempre quella morbida, rinunciando alla nutrizione pur di ricevere quel contatto materno di cui sentivano la mancanza. Harlow scoprì così che ciò che conta è la qualità dell’allattamento, cioè la capacità di sintonizzarsi con il proprio bambino, nutrendolo non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello emotivo. Gli studi di Harlow furono duramente criticati perchè eticamente scorretti nei confronti dei cuccioli di macaco, che venivano strappati alle loro mamme ingiustamente. Oggi tali studi non sarebbero ovviamente possibili, ma è giusto riconoscere che grazie ad essi è stato possibile comprendere gran parte del meccanismo alla base del legame di attaccamento, teorizzato in seguito da Bowlby.

 

Tornando all'allattamento, esso deve dare piacere sia alla mamma che al bambino e non deve rappresentare una fonte di frustrazione o malessere per la donna. E' ovvio che, se possibile, l'allattamento al seno rappresenta la scelta migliore per il piccolo, ma se ciò non è possibile o è fonte di disagio, meglio passare al biberon piuttosto che trasformare un momento di piacere in un momento di stress. Ciò che conta non è il latte in sè, ma il contatto corporeo, il contenimento e lo sguardo che la mamma offre e attraverso i quali il bambino impara a riconoscersi. E' meglio, quindi, puntare sulla qualità dell'allattamento, sia esso naturale o artificiale! In ogni caso , infatti, esso rappresenta un momento fondamentale per la crescita del neonato, che è necessario proteggere da elementi intrusivi, come , ad esempio, i cellulari. 


Paola per Tandem

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