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La mamma sufficientemente buona e il suo bimbo che cresce...

Nell’ultimo articolo, pubblicato in occasione della Festa della Mamma, vi ho parlato della “mamma sufficientemente buona” di cui parla Winnicott e ho cercato di fornirvi un esempio di come ricopre questo ruolo nella relazione con il figlio in epoca perinatale.

 

E dopo tale fase? Perché è importante che una madre sia prima di tutto una donna consapevole dei propri limiti?

Come anticipato settimana scorsa, con la crescita del bambino la mamma deve essere capace di ritirare progressivamente un po’ di energie dall’accudimento del figlio e investirle nuovamente in altri ambiti. Questo passaggio non è di beneficio solo per se stessa, ma soprattutto per il piccolo che, in questo modo, guadagna sicurezza e autonomia. La mamma è sempre lì con lui e lo accompagna nella crescita, ma non mettendosi al suo posto, bensì rappresentando per lui una base sicura sulla quale fare affidamento nel momento del bisogno e dalla quale ricavare, prima di tutto, nutrimento affettivo.

 

Nonostante questo sia un passaggio fondamentale per la crescita, per molte mamme non è facile riconoscere di non essere più così necessarie come invece erano un attimo prima.  In realtà, è così solo in apparenza: un bambino ha sempre bisogno della sua mamma, ma questo bisogno semplicemente cambia insieme a lui e assume altre forme ed è importante che anche la mamma riesca  a stare al passo con questo.

 

Lasciare ai figli una sempre crescente autonomia è una difficoltà che, secondo molte ricerche, riguarda in particolar modo le mamme italiane, che più di altre faticano a lasciare andare l’ideale della mamma perfetta che fa tutto per i propri figli dimenticando che, seppur questo sia conseguenza di un enorme amore materno, rischiano di minare l'autostima del bambino e di innescare in lui insicurezze.

 

Le madri italiane dovrebbero essere prese come modelli per l’amore affettuoso che riescono a trasmettere ai propri figli subito dopo la nascita, ma lo stesso, purtroppo, non vale per il periodo successivo, quello che, tendenzialmente, va dall’ ingresso all’asilo all’età adulta. Mentre le mamme del nord Europa cercano di rendere autonomi i propri bambini fin da subito, chiedendogli ad esempio di fare i compiti da soli, di riordinare la propria camera, di aiutare nelle faccende domestiche, per le donne italiane spesso queste richieste sono assolutamente eccessive: è la mamma che si deve occupare di tutto! Dalla preparazione della cartella alla lettura del diario prima di fare i compiti, dal mettere via i giocattoli al preparare la merenda, tutto diventa un impegno della mamma prima ancora che del bambino, il quale dovrebbe, invece, essere portato ad assumersi delle piccole responsabilità.

 

Seppur queste abitudini possano sembrare il frutto di un amore materno smisurato, in realtà rappresentano anche la soluzione più facile: stimolare un bambino a fare bene da solo e guidarlo nella crescita è molto più difficile che mettersi al suo posto e agire per lui, ma questo atteggiamento, oltre ad appesantire eccessivamente i genitori di compiti che non spettano più a loro, impedisce al bambino di confrontarsi con piccole responsabilità che hanno un valore immenso per la sua crescita, e rischia di limitare la sua autonomia e d' innescare in lui insicurezze.

Ovviamente, evitare di aiutare il proprio bambino in tutto non significa abbandonarlo a sé stesso, ma, al contrario, vuol dire trasmettergli il messaggio che abbiamo fiducia in lui e sappiamo che può cavarsela da solo.

 

Questo,  oltre ad essere un modo per far sentire il proprio bambino capace e sicuro e per alleggerire la giornata della mamma da qualche impegno, è anche un'occasione per risparmiare del tempo che può essere utilizzato per svolgere delle attività insieme.

 

Provare per credere! Fateci sapere!

 


Paola per Tandem

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