· 

Perché mi segui?!

Siamo giunti all'ultimo articolo sulla trilogia delle relazioni ai tempi dei social. Abbiamo visto i fenomeni di ghosting, zombieing e ora proviamo a capire cosa intendiamo quando ci riferiamo all'atteggiamento di orbiting, un comportamento ormai molto diffuso. Si può parlare di orbiting quando una persona, sparita senza dare spiegazioni, torna improvvisamente, ma lo fa in maniera ambigua e, soprattutto, soltanto attraverso i social.

A chi non è mai capitato di andare su Facebook o Instagram a sbirciare il profilo di quel tale che non si vede in giro da tempo o a curiosare per carpire di chi è amico, con chi si è fidanzato, che lavoro fa o come mai posta sempre foto in vacanza? Azzardo nel rispondere a tutti, almeno una volta. Social è anche questo: sebbene le leggi sulla privacy siano in evoluzione restrittiva, siamo più o meno consapevoli che le notizie che pubblichiamo sul nostro conto sono alla mercé di curiosi (s)conosciuti. Fa parte del gioco e per alcuni si è addirittura trasformato nella piacevole sensazione di sentirsi protagonisti e conferisce un certo innalzamento di autostima. Solitamente gli Sherlock Holmes della rete sono semplici curiosi, conoscenti persi di vista negli anni, e questo può essere chiamato "farsi gli affari degli altri", ma non è orbiting.

 

Situazione ben diversa, soprattutto sul piano del coinvolgimento e del risvolto emotivo, è quella in cui due persone interrompono una relazione bruscamente, perché una delle due sparisce (ghosting), poi ricompare all'improvviso (zombieing), ma non comunicando in maniera diretta, bensì riattivando la sua presenza sui social dell'altro. Facciamo un esempio concreto: orbiting è quando, dopo mesi di silenzio, il vostro ex mette "mi piace" alle vostre foto, commenta i vostri post o quando Linkedin vi avvisa che è andato a visitarvi il profilo.

 

E' fondamentalmente un modo più velato di fare lo zombie: non vi telefona, non vi scrive, non vi chiede di incontrarvi, ma vi osserva attraverso ciò che pubblicate in rete. Un tempo, dopo la fine di una relazione, si era soliti bazzicare gli stessi posti, farsi trovare casualmente a quell'incrocio in cui l'ex passa quotidianamente, oppure lasciare un biglietto sul parabrezza dell'auto; oggi questo "rimanere in contatto" sta al passo con la tecnologia. L'orbiting altro non è che una presenza digitale: una sorta di "sappi che ci sono, ti controllo e so cosa accade nella tua vita, ma continuo a non rispondere alle tue chiamate e ai tuoi messaggi e se ci incontriamo per caso forse non mi fermo nemmeno a parlare!"

 

Nel frattempo chi subisce tale atteggiamento viene esposto a molti dubbi, si interroga, si arrovella per cercare di comprendere le motivazioni sottostanti: "Gli mancherò? Mi starà pensando? Tornerà?". In effetti, che intenzioni ha veramente colui che pratica orbiting? Probabilmente, nella maggior parte dei casi, desidera tenere aperto il rapporto con l'altro, non chiudere completamente la relazione e mantenere una sorta di controllo; tuttavia, spesso, non lo fa perché è realmente intenzionato a riallacciare, quanto piuttosto perché è molto in difficoltà a chiudere, perché non riesce ad accettare che la fine di un rapporto porti con sè anche un po' di oblio dell'altro e della sua vita.

Dopo questo viaggio tra ghosting, zombieing e orbiting, potremmo ritrovarci con un'idea smitizzata dei sentimenti, una visione meno romantica delle passioni che ci pervadono. Tuttavia, non si può certo dire che l'era digitale rovini l'amore e le relazioni, ma si può constatare che i sentimenti ai tempi dei social sono cosa complessa e generano nuovi fenomeni relazionali. Cerchiamo di tenere a mente che, anche se nascosti dietro ai nuovi mezzi di comunicazione, siamo sempre persone e, come tali, non possiamo non subire le conseguenze della fine di un rapporto significativo.


Vera per Tandem

Scrivi commento

Commenti: 0