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Dove sei sparito?!

Questo articolo è il primo di una trilogia, volta a comprendere meglio i nuovi fenomeni delle relazioni sentimentali. 

E se il vostro partner sparisse senza darvi spiegazioni, senza affrontare la fine della relazione?

Posta in questi termini sembrerebbe un’ ipotesi molto remota, da considerare quasi impossibile. Invece accade così frequentemente che pare sia divenuto un fenomeno ed è stata coniata una nuova parola per definirlo: ghosting, “fare i fantasmi”. Chi lo pratica sparisce all’improvviso nel nulla, negandosi, non rispondendo più, non facendosi più rintracciare. 

Questo fenomeno non riguarda soltanto le relazioni amorose e sentimentali, ma è un potenziale pericolo latente in tutti i rapporti umani, siano essi amicizie, relazioni lavorative o, persino, rapporti familiari stretti. Più pazienti, addolorati e arrabbiati, mi raccontano sgomenti di come, da un giorno all’altro, siano scomparsi dalle loro vite amici di vecchia data, fratelli, genitori, amanti, che non ricompaiono nemmeno se si cerca di contattarli con tutti i mezzi e in tutti i modi, tralasciando il proprio orgoglio e il proprio rancore.

 

E così capita di ritrovarsi catapultati in un silenzio e in un vuoto, senza più un interlocutore con cui confrontarsi, senza qualcuno a cui poter almeno chiedere: “Ma dove sei finito? E, soprattutto, perché?”.

 

L’era della comunicazione e delle relazioni digitali semplifica e amplifica il ghosting. Se da un lato oggi è molto più difficile sparire, perché grazie a social, tag e localizzazioni, sanno sempre tutti dove ti trovi, dall’altro è tanto più semplice interrompere un rapporto con una persona, basta un clic, restare offline, togliere l’orario dell’ultimo accesso in whatsapp.

 

Il profilo della vittima di ghosting è piuttosto chiaro: una persona ferita, fragile, che si sente rifiutata e viene lasciata nell’impotenza, a interrogarsi sulle proprie responsabilità o ad arrabbiarsi contro un “mulino a vento” che non ribatte, non litiga, non si difende, perché non c’è. Ma chi pratica il ghosting, il fantasma insomma, chi è, come mai lo fa?

 

Spesso colui o colei che fa il fantasma ha sperimentato un passato caratterizzato per esempio da un genitore o un caregiver che prometteva di esserci e poi non si presentava al saggio di fine anno, alla partita di calcetto, alla festa di compleanno. Accade che le modalità di stare con l'Altro di cui facciamo esperienza nella prima infanzia, magari anche senza averne un ricordo consapevole, poi si sedimentano in noi e diventano schemi abituali che riproponiamo nelle nostre relazioni da adolescenti e da adulti. La psicologia chiama questi schemi "stile di attaccamento". Così chi è stato abituato a relazioni intermittenti con le figure importanti della sua vita, avrà una buona probabilità di ritenere normale sparire improvvisamente. 

 

Il ghost scompare dalla vita dell'Altro per cercare di preservarsi dalla rabbia, dal dolore, dalle reazioni imprevedibili del partner, che scaturirebbero dall'affrontare in modo diretto la fine di una relazione. Non riesce a sopportare di guardare negli occhi la persona che sta lasciando e sceglie la via della sparizione, illudendosi che si possa arrecare dolore senza provare dolore. Tuttavia, il ghost stesso va incontro a una sofferenza, proprio perchè il suo atteggiamento è una difesa provvisoria che non lo rende immune dai sentimenti dolorosi dati dal troncare un rapporto significativo.

Abbiamo, quindi, visto che la maggior parte delle volte fare ghosting è un tentativo estremo di proteggersi da sentimenti negativi, è una fuga, che spesso nasconde più dolore che cinismo o freddezza. E se un giorno il ghost riapparisse all'improvviso? Questo si chiama zombieing e lo vedremo nel prossimo articolo.


Vera per Tandem

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