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E se fosse per sempre?

In uno degli ultimi articoli vi abbiamo parlato di com’è cambiato il modo di vivere l’amore in adolescenza. E in età adulta? Anche l’amore più maturo è cambiato, parallelamente alla società, tanto che, così come si parla di società liquida, Bauman ha proposto l’espressione “amore liquido” per indicare la fragilità dei legami affettivi moderni. Scopriamo insieme perché.

In passato si credeva nell’amore eterno, si aspirava ad esso, ci si illudeva che potesse essere per sempre per poi rimanere, talvolta, delusi di fronte alla rottura della relazione. Oggi sembra predominare un’altra illusione: l’amore, cioè la coppia, è qualcosa che limita, che incatena all’altro, che non ci permette di vivere appieno la nostra esistenza, o meglio, la rende migliore finchè l’amore è ai suoi inizi, quando è passionale e istintivo, quando i neurotrasmettitori prodotti ci inebriano e non ci fanno desiderare altro che stare con l’altra persona. Quando questa fase finisce (e non può essere altrimenti) l’illusione sembra essere questa: distruggere l’amore permette di riconquistare la propria libertà e ritrovare la felicità.

 

L’evolversi della società capitalistica ha portato, in un certo senso, ad un capitalismo affettivo: dal momento in cui possiamo avere tutto, nulla ha più il valore di prima; si tende a non avere più cura per ciò che si possiede, ma piuttosto si crede di dover possedere qualcosa di nuovo che possa sostituire l’oggetto ormai utilizzato, che non ci gratifica più perché già noto, già posseduto. Il desiderio è stato sostituito con la voglia: non c’è più tempo per lasciarlo germogliare, si punta alla soddisfazione immediata e al consumismo degli oggetti così come degli affetti.

 

In tale ottica, la possibilità che qualcosa possa durare per sempre non tranquillizza, ma al contrario suscita angoscia, fa sentire ingabbiati, privati della libertà di scelta tanto agognata. Le relazioni affettive vengono così spesso vissute come un vincolo che impedisce di vivere appieno la propria vita sentimentale e sessuale perché impone un’esclusiva, cioè un limite. La prova di ciò sta nel tasso costantemente in crescita di divorzi e separazioni, la sempre più frequente scelta di preferire la convivenza al matrimonio, ma anche l’infinità di servizi online volti a conoscere nuove persone e che spesso diventano poi l’occasione per tradire la promessa di coppia, rinnovando l’illusione di un’ebrezza che possa essere infinita.

 

 

In realtà, ciò che annoia non è la coppia in sé, ma l’illusione di una perfetta fusione, che non vede più i partner come individui separati, ma come un tutt’uno che permette a entrambi di evitare la solitudine. Gli amori che resistono al passare del tempo e al calo di endorfine sono quelli dove si è in grado di tollerare la propria solitudine e dove la scelta di stare insieme si rinnova ogni giorno, dove il “per sempre” sta ad indicare una promessa che si rinnova senza spaventare, che è vista come una risorsa e non come un limite.

Come scrive Massimo Recalcati nel libro “Non è più come prima” (che vi consiglio assolutamente di leggere e che mi è stato da spunto per questo articolo), talvolta “il volto del nuovo ha davvero il volto dello stesso”, ovvero, coltivare sé stessi come individui separati dall’altro ci permette di rinnovarci costantemente agli occhi del partner e di vivere la novità all’interno della coppia, godendosi appieno ogni fase della vita amorosa.


Paola per Tandem

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