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Cupido è morto?

Molti tra i più autorevoli esperti in adolescenza sostengono che l’amore, quello romantico a cui ambivano i bambini e soprattutto le bambine di tutto il mondo, non esiste più. Ma è davvero così? E perché?

Gli adolescenti continuano a innamorarsi e a sognare l’amore, ma non più inteso come totale dedizione all’altro. L’amore si è trasformato, ma non solo per i più giovani, acquisendo nuove forme e assumendo risvolti sempre più narcisistici… ciò che si cerca attraverso l’altro è la piena realizzazione di sé. Del resto, i nuovi adolescenti sono figli della nuova società, nella quale la spinta al successo, all’autorealizzazione e al raggiungimento dei propri obiettivi ha preso in gran parte il posto della condivisione, dell’altruismo, della capacità di dare a ricevere amore fine a se stesso. Piuttosto che sognare un futuro idilliaco insieme, gli adolescenti di oggi preferiscono innamorarsi di qualcuno da cui possono prendere a prestito le caratteristiche personali di cui pensano di essere sprovvisti e che possono condurli al successo tramite un’illusoria perfezione. L’idea alla base di ciò sembra essere: “se sto con una persona vincente, lo sono anche io”.

 

Questi cambiamenti nel modo di vivere l’amore sono stati graduali e hanno seguito i cambiamenti della società, dove anche il matrimonio e la genitorialità hanno assunto significati diversi rispetto a un tempo. Le bambine di una volta, ad esempio, sognavano il vero amore come possibilità di realizzarsi attraverso la maternità, per le quali si sentivano biologicamente predisposte fin dall’infanzia. Gli obiettivi oggi, per una donna, son ben diversi: s’ investe maggiormente su sè stessi, sulla propria realizzazione professionale, seppur senza abbandonare l’idea della maternità, al massimo ritardandola. Le madri difficilmente possono (o vogliono) rimanere a casa con i figli e cercano di stimolare in loro l’autonomia, inserendoli in diversi contesti. I bambini, da parte loro, sono spinti fin da subito all’essere competenti in differenti campi, a svolgere innumerevoli attività rese possibili anche dal maggior agio economico, a fuggire dalla noia e dalla solitudine e a socializzare con gli altri piccoli, visto che i grandi sono impegnati con il lavoro. La spinta alla socializzazione li porta fin dalla prima infanzia a cercare di conquistare l’amicizia di quanti più bambini possibili e, magari, di qualche fidanzatino o fidanzatina, capace di rendere così orgogliosi i genitori dei successi sociali del proprio bambino. Sono tutti questi elementi, insieme, a predisporli a un nuovo tipo d’amore, la cui fine viene messa in conto fin dall’ inizio e perciò spaventa solo in parte, e che viene vissuto in maniera più razionale. 

Non si sogna più, quindi, l’amore per sempre, ma una persona con cui condividere esperienze, comprese quelle sessuali, che per essere vissute necessitano di un partner, qualcuno con cui condividere l’esperienza della crescita, che lasci però spazio al proprio sé, al quale è sempre meglio non rinunciare.

 

 


Paola per Tandem

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