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Come si cura attraverso la relazione?

L’uomo è un animale sociale per sua natura (Aristotele), tanto che la qualità di vita di una persona si misura anche attraverso le relazioni che è in grado d’instaurare e mantenere, e che vanno a costituire la sua rete affettiva e sociale. Quella che s’ instaura tra paziente e terapeuta è un tipo di relazione particolare che costituisce un ingrediente fondamentale per promuovere il cambiamento. Ma come fa una relazione ad essere già di per sé curativa?

Al contrario di quanto si possa pensare, i benefici delle relazioni si basano su evidenze scientifiche, tanto che l’infant research e le neuroscienze hanno dedicato gran parte dei loro studi a dimostrarlo attraverso dati oggettivi. Se in passato si credeva che il neonato fosse privo di qualsiasi capacità interattiva, oggi sappiamo che, al contrario, esso nasce già predisposto alla relazione con l’altro, anzi, in parte la instaura già in epoca prenatale attraverso gli stimoli del mondo esterno che riescono a penetrare nell’ ambiente uterino. E’ ormai accertato che il bambino riconosce la voce della mamma, così come il suo odore, non appena venuto al mondo; addirittura ne distingue il battito e viene influenzato dai suoi stati emotivi. Se la relazione è uno scambio, non è questa una relazione a tutti gli effetti?

 

Man mano che il neonato cresce diventando un infante e poi un bambino, stabilisce relazioni con le figure di primarie di accudimento che andranno a costituire la matrice sulla quale si baseranno anche le sue relazioni future in età adulte. Tanto più queste relazionali saranno in grado di fornire nutrimento psichico al bambino, tanto più egli sarà un adulto capace d’instaurare relazioni appaganti per sé stesso e per gli altri. Quindi, ognuno di noi è segnato da uno stampo da cui non può svincolarsi e che non può cambiare? Ciascuno sarà da adulto il bambino che è stato, in base ai genitori che ha avuto? In parte sì, innegabile! Ma, appunto, solo in parte, proprio perché anche le relazioni future possono essere trasformative, in primis quella terapeutica.

 

 

Il rapporto che si costruisce tra terapeuta e paziente è una relazione del tutto particolare. Rappresenta un’occasione in cui la persona ha la possibilità di rivivere una relazione di accudimento efficace: non si può certo pensare di riscrivere la storia, ma un terapeuta “sufficientemente buono” può far sentire il paziente in grado di ricevere il nutrimento psichico che gli è mancato durante l’infanzia.

La scoperta che il nascituro e il neonato non siano isolati, ma già immersi in una rete relazionale ha, dapprima, focalizzato l’attenzione su quanto cure primarie negative o carenti potessero predisporre al malessere psichico futuro. Soffermarsi però esclusivamente su questo aspetto è demonizzante e colpevolizzante per i genitori e non lascia spazio al cambiamento. Ѐ quanto mai fondamentale affrontare la questione da un altro punto di vista: spostando il focus sul fatto che relazioni primordiali positive sono la base su cui si fonda il benessere dell’individuo, possiamo ammettere e lavorare sulle relazioni presenti e future della persona convinti delle capacità curative delle relazioni.


Vera & Paola per Tandem

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