Se vi dico psicologo, cosa vi viene in mente?

Molti di voi, probabilmente, staranno già pensando ad un uomo silenziosamente impegnato ad ascoltare una persona sdraiata su un lettino, apparentemente intenta a “parlare da sola” delle proprie difficoltà. Tale scena fa parte dell’immaginario comune fin dagli albori della psicoanalisi, ma in pochi sanno che non rispecchia la realtà di una seduta psicologica. 

Innanzitutto, è necessario precisare che questa immagine si riferisce ad un particolare modo d’impostare il lavoro terapeutico, cioè quello psicoanalitico e non rispecchia, invece, la psicologia in generale. Fu lo stesso Freud, padre della psicoanalisi, ad introdurre l’utilizzo del lettino nello studio dell’analista, con l’obiettivo di aiutare il paziente a lasciar emergere il proprio mondo interno e proiettarlo sulla figura dello psicoterapeuta, inteso, all’epoca, come uno schermo bianco totalmente neutrale. L’ impossibilità di guardare in faccia il proprio interlocutore, così come il suo silenzio, dovevano servire a fornire al paziente un’esperienza del tutto particolare, grazie alla quale poteva lasciare abbassare le proprie difese.

 

Oggi, grazie ai moderni orientamenti della psicoanalisi, agli studi delle neuroscienze e dell’infant research, sappiamo che il particolare tipo di relazione che si crea tra paziente e analista gioca un ruolo fondamentale nel promuovere il cambiamento, e ciò ha portato ad una vera rivoluzione del setting.

 

Del resto, è difficile instaurare una vera relazione senza potersi guardare negli occhi! Così, il lettino è stato sostituito dalle poltrone, che implicano un’interazione vis-vis, e il rigoroso silenzio dell’analista da una modalità interattiva che entrambi gli attori in gioco co-costruiscono nel corso della terapia.

 

Pensate quanto materiale veniva perso prima di questa piccola rivoluzione: circa l’80% della comunicazione, infatti, avviene sul piano non verbale. Non è tanto quello che esprimiamo direttamente con le parole ad essere interessante, quanto come lo facciamo: il corpo può confermare o contraddire ciò che stiamo dicendo, attraverso le espressioni facciali, la direzione dello sguardo, la postura, la mimica, la gestualità e i movimenti che, più o meno consapevolmente, mettiamo in atto mentre parliamo. Tutto ciò rappresenta per un clinico attento un materiale troppo prezioso per essere trascurato, che spesso fornisce molte più informazioni delle parole!

 

I moderni orientamenti della psicoanalisi sostengono poi una ridotta asimmetria della coppia terapeutica: l’analista non vuole e non deve essere concepito come il custode di una verità assoluta, grazie alla quale può migliorare la vita di un altro essere umano; è semplicemente una persona adeguatamente formata ad aiutare il paziente a vedere la realtà in modo più chiaro e da diversi punti di vista. 

Talvolta l’idea del lettino spaventa, altre rassicura grazie alla possibilità che offre di sfuggire agli occhi dell’altro ma, in ogni caso, i benefici di tale cambiamento sono infiniti: primo fra tutti, al paziente viene offerta la possibilità di trovare se stesso negli occhi dello psicoterapeuta e sentirsi da lui conosciuto e riconosciuto. Proprio il guardarsi reciprocamente, talvolta, rappresenta il motore del cambiamento. 


Vera & Paola per Tandem

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Commenti: 1
  • #1

    Emiio longhena (venerdì, 06 aprile 2018 14:12)

    Blog.bellissimo. desidero scrivere una massima alla 'catalano' per un paziente ,posto che deva piangere,è meglio lo faccia con due belle ragazze come voi!a parte gli scherzi,Buona fortuna. Non dimenticate i fazzoletti di carta morbidi.